PASSI E PASSAGGI: RIFLESSIONE SUL TRIDUO PASQUALE

Passi e passaggi

La celebrazione del triduo Pasquale è al centro della nostra vita liturgica e della nostra possibilità di comprendere gli eventi che la vita ci presenta. È quindi forte il legame che unisce liturgia e vita, il paradigma liturgico è vicino al quotidiano come lo sono i gesti e i segni di Amore che danno senso e significano le attività, le scelte, la gioia o la tristezza di una giornata. Nella relazione di amore con le persone che mi sono care posso trovare il significato delle scelte e il senso della fatica che ogni giorno affronto?

Allo stesso modo la liturgia, le celebrazioni dell’Eucarestia o degli altri sacramenti sono in stretto legame con la mia quotidianità; occorre ri-scoprire il collegamento e rinnovarci così nella possibilità di vita dove vedevo solo morte.

Questo passaggio è possibile dentro alla logica del cammino che abbiamo visto caratterizzare la nostra vita di cristiani: le domande su Gesù suscitano anche le nostre risposte. Risposte sempre parziali, mai definitive o esaustive, con  nuovi interrogativi che si aprono rispetto a nuove situazioni di vita e così via: sono in cammino, passo dopo passo.

Certamente si trovano in vari contesti commenti molto esaustivi sul triduo, non intendo quindi fare un ulteriore commento, piuttosto vorrei evidenziare i fili che a volte scompaiano dalla nostra vista: i collegamenti tra le varie liturgie del triduo, la Pasqua del Signore e i percorsi di fede fatti con i genitori della nuova catechesi qui a Minerbio.

Il triduo Pasquale

Il Giovedì Santo ci introduce nel significato delle scelte fatte per amore. La domanda del Giovedì Santo potrebbe essere: quanto posso amare? Gesù ama sino alla fine. Gesù si presenta a noi come colui che dopo aver svelato chi lo tradirà, si spoglia e si china per lavare i piedi di color che in altro modo lo tradiranno: tutti fuggiranno e Pietro lo rinnegherà dopo aver solennemente dichiarato che avrebbe dato la vita per Lui. Questo gesto non è fine a sé stesso e apre alla imitazione: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.» (Gv 13,12-15) Si può quindi amare in questo modo, ciò che Gesù ci chiede, svela a noi la possibilità di essere. Si può amare di più: più dei tradimenti, della incomprensione, della non corrispondenza cioè più della fragilità e della mia inadeguatezza. Dove prima non volevo vedere perché la mia intimità mi sembrava indecente e impresentabile, scopro ora che Gesù la accoglie e la ama. Il Giovedì Santo mi introduce al passaggio: da un amore che si blocca nel “non me la sento” ad un Amore che è sempre nel “di più”, da un senso della vita con “io” al centro, alla scoperta dei fratelli, dei loro drammi e sofferenze. Gesù in questo sempre mi precede e mi è a fianco. Quello che accade ad ogni celebrazione Eucaristica non è forse la ripresentazione di questo meraviglioso scambio tra i doni della mia fragilità e la restituzione della Sua stessa vita dentro alle situazioni quotidiane che offro? Questo esodo sono disposto a compierlo?

Nel Venerdì Santo contempliamo la passione secondo il racconto del vangelo di Giovanni. Questa liturgia suddivisa in tre parti Liturgia della Parola, Adorazione della Croce, Comunione eucaristica pone al centro il mistero della croce come luogo di passaggio. La croce per noi rappresenta la morte: è uno strumento di morte che nella vita ci accompagna e come un nemico è sempre pronto ad infierire nelle varie situazioni. La morte si presenta a noi a rate grandi o piccole tutte le volte che ne facciamo esperienza come sofferenza, tradimento, insuccesso, delusione ecc.. Nel nostro percorso abbiamo parlato di un Regno dei cieli dove le cose funzionano diversamente, sono come capovolte. Ma questo Regno “tiene” di fronte alla morte? In questo dialogo tra Gesù e Pilato: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce» Gesù chiarisce la portata del Regno nel quale si entra secondo una modalità che sfugge a questo mondo, i servitori di questo mondo avrebbero combattuto per il loro Re, noi abbiamo un Re che si offre per color che gli appartengono, è Lui che muore per ciascuno, per Amore. Ma la quotidianità, “il mondo”, ci propone sempre una modalità opposta che si basa sul potere richiesto ed esercitato per superare le situazioni di fragilità. La croce di Gesù propone quindi a noi un passaggio: vedere che con Gesù le situazioni di morte si possono affrontare perché Lui le ha affrontate e trasformate, dove non c’era senso ora si presenta a noi una possibilità che non vedevamo dietro a quegli stessi eventi di morte. In questa giornata facciamoci accompagnare dalla domanda di Pilato: «Che cos’è la verità?» , è possibile che la croce, strumento di morte possa divenire con Gesù un passaggio alla vita?

Il Sabato Santo è un giorno di silenzio. Tutto tace e attende la manifestazione della vita oltre la morte. In questo giorno tradizionalmente si benedicono le uova: sono un segno di vita nascosta, un segno di nutrimento e di perfezione. Eppure le uova sono spesso sporche di feci, escono infatti dallo stesso meato. Questo ci insegna che il senso delle cose ci è comunicato attraverso situazioni che noi scarteremmo e la bellezza non è sempre evidente va cercata sotto ciò che sporca, nascondendola. Questo giorno di attesa è un passaggio dalla fretta alla lentezza, cerchiamo di viverlo nel silenzio di chi da il tempo necessario alla nostra capacità di capire, senza fretta proviamo di lasciare sedimentare le domande e preparaci alla manifestazione della vita oltre la morte.

Nella notte tra sabato e domenica ecco accendersi la luce. Luce, Acqua, Parola e Comunione ci sono dati come segni che dovremmo portare con noi sempre. La luce del Risorto come capacità che lo Spirito ci comunica di vedere il sentiero che possiamo percorrere ogni giorno assieme alla buona notizia di Gesù. L’acqua come strumento di morte e di vita ci comunica che il passaggio tra morte e vita è possibile se accettiamo di vivere in questa dinamica ogni giorno. Contemplando nel susseguirsi del tramonto e dell’alba la modalità di passaggio che Gesù ci accompagna a vivere. La Parola come Luce e come Acqua, ci indica che c’è un disegno di salvezza dentro le nostre storie. La fede illumina e pulisce ogni evento quotidiano affinché possiamo vedere la Sua presenza. Salvezza possibile con Gesù al nostro fianco. Relazione che pone un giudizio alla nostra vita per passare al di più del Suo Amore. La comunione con Dio e i fratelli è lo stile di risurrezione. “Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli.” (Mt 28,8) Siamo chiamati ad abbandonare i sepolcri dell’isolamento e della chiusura e a vivere della comunicazione della fede. Fede come quella delle donne che hanno ricevuto l’annuncio della risurrezione di Gesù e si affrettano ad annunciarlo ai fratelli.

Continuare a camminare e accettare di passare decisamente nella vita di fede in Gesù: questa Pasqua così diversa dalle altre può farci riscoprire questo filo di Amore e servizio all’uomo che Dio compie in Gesù. Oggi abbiamo molti motivi per essere timorosi e disorientati, siamo obbligati ad una convivenza forzata, la ripresa sembra essere lenta e con molte incertezze, tutto sembra sospeso. Possiamo vivere questa Pasqua come un passaggio che il Signore compie con noi e provare di scegliere quello che potrebbe sembrare imposto: la convivenza può essere scelta e diventare motivo di accoglienza e conoscenza maggiore, il tempo di blocco forzato può diventare la scelta di vivere con maggiore intensità quello che prima vivevo fuggendo e l’impossibilità di incontrare parenti e amici può divenire la scelta di pensare alla profondità e al valore delle relazioni. Il Signore risorto è sempre con noi così che ogni momento è per sempre segnato dalla rinascita. Il ricominciamento diventa così la roccia sulla quale costruiamo, un passaggio con Gesù al di là dell’oceano dei nostri fallimenti.

Buona Pasqua

Valerio Diacono

 

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