DOMENICA 31 MAGGIO 2020 PENTECOSTE

«Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo.  A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Gv 20,19-23

Chiara

Lo Spirito  Santo viene donato da Cristo, dal suo corpo risorto ma ferito, corpo segnato dall’amore vissuto e rifiutato, corpo che porta impressi i segni delle ferite dell’amore, delle ferite subite amando. La comunità dei discepoli che ha conosciuto il dolore ed è stata lacerata, impara dal Crocifisso Risorto che le ferite possono divenire le feritoie attraverso cui passa il dono dell’amore che dà vita. Il corpo ferito e risorto di Gesù è per i discepoli memoria della storia d’amore vissuta insieme, è attualizzazione di tale storia non interrotta dalla morte, ed è donazione di futuro per continuare una storia di amore (Gesù dona loro lo Spirito). La vita che lo Spirito dona è la vita sotto la signoria dell’amore. E luogo dell’amore è la vita, luogo dell’amore è la parola, luogo dell’amore è il corpo. Quale corpo? Il corpo che si dona, che si consegna, che si spoglia per donarsi come fa Gesù quando si spoglia delle sue vesti per porsi a servizio del corpo dei suoi discepoli lavando i loro piedi. Gesù incontra i discepoli là dove essi sono, non nella solennità di un rito, ma nella nudità della loro vita, nella loro paura, nella loro chiusura, e dona loro respiro, capacità di trovare nuova vita, di parlare nuovi linguaggi  (Atti 2,1-11) e narrare il volto di Cristo. Narrazione che nel donare il perdono trova il suo momento più alto. Non a giudicare o a condannare è chiamata la chiesa ma a narrare la grande opera del Dio che ha risuscitato Gesù dai morti: la remissione dei peccati, il perdono.  Ma, prima di essere capacità di perdono nei confronti di altri, lo Spirito insegna al credente a riconoscere il male che abita in lui e a vincerlo con il bene e l’amore. Del resto, come potrebbe stabilire la pace fuori di sé chi non ha stabilito la pace in se stesso? Come potrebbe amare il nemico esterno chi non ha cominciato a far prevalere l’amore sui nemici interiori e sull’odio di sé? Frutto dello Spirito, il perdono è cammino lungo e faticoso. Lo Spirito poi, è sempre contemporaneamente dono che porta frutti di carità, pace, benevolenza, pazienza, mitezza e promessa che apre al futuro perchè suscita la speranza e dà una direzione di cammino. Lo Spirito è dono e impegno: dono del Risorto che impegna nella missione i discepoli:  dischiudere orizzonti di senso narrando il perdono di Dio.

Noemi

ATTI 2,1-11                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Pentecoste: lo Spirito scende sulla comunità e su ciascuno

Il giorno di Pentecoste sta per compiersi (Lv 23,15-22) i discepoli riuniti sono colti da un evento improvviso, non atteso: tutto viene riempito da questo evento. Si manifesta con lingue di fuoco che si posano su ciascuno personalmente. Pieni di Spirito Santo manifestano la nuova condizione parlando lingue diverse, lo Spirito agisce permettendo la diversità, le differenti lingue e modi di espressione religiosa non sono più un ostacolo per lodare Dio, tutte sono purificate dall’azione dello Spirito. Nello Spirito trovano il centro di unità che tutto mette in comunione e tutto orienta alla manifestazione delle opere di Dio.

Lorenzo V.

1 CORINTI 12,3-7.12-13

Pentecoste: riscoperta della comunità come corpo e del senso della mia presenza

Un solo corpo: Battesimo ed Eucarestia

San Paolo ai Corinti ricorda proprio questo fatto: è sotto l’azione dello Spirito che possiamo dire la nostra fede in Gesù Signore della vita. Lo Spirito porta carismi-doni che sono per l’utilità comune. È una azione di comunione, una dinamica di relazioni orientate alla costruzione di un corpo dove ciascuno è parte nella comunione. Si manifesta così una unità profonda perché ciascuno riceve un dono che è per il bene di tutti. Non sono quindi doni nel senso di “favori” o “benevolenza” verso qualcuno in particolare perché trovato degno di ricevere più di altri, si tratta piuttosto di una dinamica dello Spirito che sa di cosa necessita la comunità e la comunione ed elargisce a ciascuno il necessario per realizzarla. I doni sono quindi “mobili” e ciascuno lo riceve nel tempo e per il tempo della necessità comune. Nella comunità e nella chiesa i doni di ciascuno e quindi i ministeri devono trovare lo spazio per essere esercitati di diritto e non solamente per concessione del presbitero. Il discernimento sull’utilità del dono è sempre comunitario. Se chi li riceve iniziasse a pensare di possedere un bene per se seppure finalizzato al bene, allora la comunione e la comunità viene a mancare: è il tempo dei personalismi, dei condottieri e quindi della frantumazione della comunione nella Chiesa. Lo Spirito ci fa prendere coscienza che siamo “membra di un corpo” e che tutti ci abbeveriamo a un solo Spirito. Ci viene dato un dono, diviso/distribuito per operare come vuole Lui in stile di utilità per edificarci come un corpo il cui capo è Cristo e non come bravissimi e perfettissimi singoli destinati alla divisione. Battesimo ed Eucarestia: immersi nello Spirito (battesimo) beviamo lo stesso Spirito (Eucarestia) per edificare il corpo (Cristo). Proviamo a porci questa domanda singolarmente e comunitariamente: la messa è un rito per la mia ricerca consolatoria di Dio o è una opera dello Spirito?

MELISSA

GIOVANNI 20,19-23                                                                                                                                                                                                                                                                                                Pentecoste: Gesù “sta in mezzo” e da li attraverso i discepoli lo Spirito raggiunge il mondo

La presenza di Gesù tra noi è sempre fonte di Pace. La Pace che non è quella del mondo ma è la Sua. Pace che è capace di scacciare ogni timore dal nostro spirito e renderci testimoni di Amore senza quel moto di orgoglio che il timore attiva. Orgoglio che porta alla ricerca di ciò che ci differenzia come cristiani e porta alla arroganza di chi cerca conforto nel voler essere superiore agli altri. La Pace di Gesù è confermata, annunciata due volte per poterla portare a tutti gli uomini. Gesù si riconosce perché mostra mani e fianco: sono i segni della passione e morte che ora risorto lo fanno riconoscere ai suoi. È motivo di gioia per i primi discepoli, per noi oggi lo è ancora? A volte preferiremmo sorvolare questi eventi e passare direttamente dall’incarnazione (Natale) alla risurrezione (Pasqua). Eventi che sono trionfalismi se presi fuori dai segni che Gesù mostra per farsi riconoscere. Gesù ci manda, siamo inviati come Lui è inviato dal Padre: una unica missione. Gesù inizia a Gerusalemme la Sua salita verso il Padre e la Sua assunzione con il soffio dello Spirito sul mondo sono il compimento di una missione che ciascuno di noi deve continuare, dando in questo modo un senso, una direzione alla propria vita. Questa missione è tutta centrata sul perdono: perdonare i peccati è un fatto comunitario. Il perdono si deve manifestare attraverso la prassi della comunità: la comunione tra noi e nella Chiesa distrugge il peccato. Si apre quindi una nuova consapevolezza per i suoi discepoli: il peccato non è solo un ambito della sfera personale, non è un fatto potremmo dire intimistico, ma è sempre una relazione che si interrompe con il Padre e i fratelli. La remissione dei peccati avviene quindi in ordine ad una relazione che si deve ri-generare. Lo Spirito Santo compie questa guarigione attraverso la comunità che, ricevuta la Pace da Cristo, la dona. Il segno evidente del perdono che riceviamo singolarmente nel sacramento della riconciliazione è proprio questo: prendere coscienza che lo Spirito agisce nel mondo partendo dal luogo della comunione, delle relazioni rinnovate dalla Sua presenza che è la nostra comunità e quindi la comunione delle comunità (la Chiesa). Questo vale anche per le nostre Chiese domestiche: le famiglie. Pentecoste festa dello Spirito che ci rinnova nelle relazioni a misura del Suo Amore per la comune missione di Gesù e quindi nostra di portare il suo perdono nel mondo affinché sia rinnovato e ritrovi la via per la casa del Padre.

Valerio diacono

 

Emma C.

 

Una pace futura potra’ essere veramente tale solo se prima sara’ stata trovata da ognuno in se stesso … e’ l’unica soluzione possibile.

Dentro di me c’è una sorgente molto profonda e in quella sorgente c’è Dio. A volte riesco a raggiungerla, più sovente essa è coperta da pietre e sabbia: allora Dio è sepolto. Allora bisogna sotterarlo di nuovo. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Sì, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi….

Mio Dio prendimi per mano… andrò dappertutto allora e cercherò di non avere paura, e dovunque mi troverò cercherò d’irraggiare un po’ di quell’amore, di quel vero amore per gli uomini che mi porto dentro.

 Etty Hillesum (Middelburg 1914 – Auschwitz 1943)

 

 

 

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