28 MARZO 2021 – DOMENICA DELLE PALME

MARCO 11,1-10

La grande forza di un Messia mite

Entrando nella città su un puledro d’asina, Gesù sta indicando la via ai suoi discepoli: la via della mitezza, della rinuncia consapevole a una forza che potrebbe schiacciare gli altri, che potrebbe prevaricare e sopraffare e che deve essere limitata per far spazio agli altri.  Gesù sta parlando con la sua vita. E la vita di una persona parla la parola di Dio solo quando obbedisce a tale parola. L’autorevolezza è liberata dall’obbedienza. E in tale obbedienza si trova anche l’infinita libertà di Gesù. Quella libertà che ora lo guida a compiere questo gesto.  Non solo il cammino di Gesù verso la città diventa una parola rivolta alla città stessa, ma Gesù stesso è ormai solo parola, è realizzazione della parola della Scrittura nella sua persona, nei suoi gesti. Il Gesù che entra in Gerusalemme è ormai l’uomo divenuto parola di Dio, compimento della Scrittura. È parola che interpella. È parola infinitamente libera, dotata di quella libertà che lo guiderà nei giorni successivi a inoltrarsi sulle vie che lo condurranno al processo e al patibolo. Dove più che mai Gesù starà nel silenzio per far udire la parola che la sua persona esprime in ogni suo gesto. La reazione di misconoscimento e incomprensione della città nei confronti di questo re che col suo agire smentisce le caratteristiche regali è significativa di una possibilità permanente per il cristiano e per la chiesa: sentire come estraneo a sé proprio il Cristo rivelato dai vangeli, il Cristo povero, il Cristo mite, il Cristo che non si impone. Insomma, il Cristo che sceglie come cavalcatura non il cavallo, ma l’asino. È alla luce della mitezza di quel Messia, della povertà di quel re, dell’ inermità di quel Veniente che i cristiani e le chiese sono chiamate a verificare la loro prassi……

                   Luciano Manicardi – Comunità di Bose

 

MARCO 14,1 – 15,47

Davvero quest’uomo era figlio di Dio

Il testo della Passione parla da sè. E’ la Parola che si compie. Chiediamo di essere aperti al compimento di questa Parola, di essere liberi dal nostro “so tutto” e lasciarci prendere dalla  “com-passione” come ha fatto il centurione e rinsaldare la nostra fede…. Una com-passione che sarà tale effettivamente quando alla Sua Passione sapremo unire la nostra.

                                                                                                                                                                                                                                                                                

 

 

 

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